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Semaforo verde alla catena alimentare sostenibile

a cura di Giulia Macrì
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Testo di Alessandra M.Nielsen | Foto Antonella Aravini, Freepik

La vecchia signora PAC (cioè la Politica Agricola Comune), dal 2022 dovrà diventare tutta verde, in linea con il “Green Deal” europeo.  Il cuore di questa rivoluzione sono due Effe: quelle della strategia “Farm to Fork”, i cui effetti toccano da vicino le nostre tavole, la nostra salute …e il nostro portafoglio

Come ci informa Slow Food tra i primi in Italia, è stato di recente rimesso in moto il processo di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, la Politica Agricola Comune post 2022, che l’Italia dovrà trasmettere alla Commissione Europea entro la fine di quest’anno. Il processo è coordinato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, il MIPAAF, ma vuole interpellare anche gli altri attori coinvolti: dalle Regioni, alle associazioni di categoria e della società civile. La riforma della PAC dovrebbe essere attuata a partire dal 1º gennaio 2023, previo accordo definitivo tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE. Si tratta di una porzione non indifferente di risorse pubbliche versate dai contribuenti europei per gli indirizzi e la messa in opera delle politiche agricole e dunque la notizia tocca da vicino i nostri interessi e fa ben sperare che si proceda finalmente – anche se molto lentamente – ad una ulteriore tappa nel radicale cambio di veste della vecchia signora PAC, una nuova veste tutta verde, in linea con un annunciato “Green Deal” europeo.

transizione ecologica

 Il cuore di questa rivoluzione è la strategia profondamente riformatrice “Farm to Fork”, i cui effetti ci interessano direttamente perché dovranno toccare da vicino e positivamente le nostre tavole e la nostra salute, oltre a segnare un piccolo passo avanti verso la transizione ecologica dall’attuale sfruttamento scriteriato ad un uso più oculato di terre, acque e cieli, cercando di riequilibrare la velocità del loro utilizzo e quella della loro rigenerazione.

La strategia delle due Effe

In italiano si direbbe “dal produttore al consumatore”, oppure dal campo alla tavola, in inglese l’EU l’ha battezzata la strategia F2F (Farm to Fork), che mira a ristrutturare la catena alimentare verso una maggiore sostenibilità per i consumatori, i produttori, il clima e l’ambiente.

Gli obiettivi delle due F sono di ridurre l’impatto ambientale e climatico dell’insieme del sistema alimentare in Europa, rafforzarne la resilienza, garantire la sicurezza alimentare a fronte dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità e guidare una globale transizione verso la sostenibilità competitiva, cogliendo le nuove opportunità che possono presentarsi nel percorso del cibo dalla produzione al consumo. Tutte le tappe di questo percorso sono da rivedere per garantire:

  • una catena alimentare, che comprende la produzione alimentare, il trasporto, la distribuzione, il marketing fino ai consumi e allo smaltimento dei rifiuti, che abbia un impatto ambientale neutro o positivo, preservando e ripristinando le risorse terrestri, d’acqua dolce e marine, contribuendo a mitigare il clima, proteggendo la terra, il suolo, l’acqua, l’aria, la salute e il benessere delle piante e degli animali e invertendo la perdita di biodiversità;
  • la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica – assicurandosi che tutti abbiano accesso a risorse sufficienti, cibo nutriente e sostenibile che rispetti elevati standard di sicurezza e qualità, salute delle piante e salute e benessere degli animali, soddisfacendo nel contempo le esigenze dietetiche e le preferenze alimentari;
  • l’accessibilità economica del cibo, generando nel contempo ritorni economici più equi nella catena di approvvigionamento, in modo che il cibo più sostenibile diventi anche il più conveniente, favorendo la competitività del settore dell’approvvigionamento dell’UE, la promozione del commercio equo, la creazione di nuove opportunità commerciali, garantendo nel contempo l’integrità del mercato unico e la salute e la sicurezza sul lavoro.
politica agricola comune

Politica Agricola Comune

Per capire la portata dei cambiamenti in atto è utile accennare molto sinteticamente a cosa significa e ha significato la PAC nei Paesi dell’Unione Europea.

PAC è un acronimo sconosciuto ai più, ben noto invece agli agricoltori europei e agli addetti ai lavori che ricordano la strada lunga e accidentata percorsa da più di 60 anni dagli orientamenti europei in materia di mercati agricoli, attraverso le infinite polemiche tra gli stati, oltre alle vere e proprie proteste di strada che più hanno colpito l’opinione pubblica, come il latte versato sulle carreggiate, gli agrumi al macero, le controversie sulle etichette di vini, olii, le misurazioni di frutta e ortaggi, ecc. Tali disastri sono stati il frutto dei presupposti su cui è stata impostata la politica agricola comune, il primo dei quali – che ha drenato più della metà dei finanziamenti- riguarda i pagamenti diretti commisurati alle superfici agricole utilizzate dalle aziende, per cui gli agricoltori che coltivano grandi estensioni di terra ricevono contributi pubblici elevati. È intuitivo così capire l’incoraggiamento indiretto offerto ai metodi più intensivi ma anche più deleteri di coltivazione e di allevamento persino negli apparentemente eco-friendly Paesi nordeuropei, oltre all’effetto perverso in altre zone di stimolare gli accaparramenti mafiosi di terreni per intascarne fraudolosamente i sussidi. Uno sviluppo rurale complessivo, che comprenda anche i servizi alle comunità, le misure agro-climatiche-ambientali per la tutela del clima, degli ecosistemi e della salute dei consumatori, è stato trattato finanziariamente come un parente povero, con pochi fondi UE della PAC destinati a questi obiettivi, implicitamente considerati contrari alle logiche di mercato, trascurando che la tutela della natura, la conservazione della biodiversità, dell’acqua pulita ed una alimentazione sana, dipendono strettamente dalle buone pratiche agricole e hanno ripercussioni dirette sulle tavole e sull’intera quotidianità di noi cittadini. Il lato positivo che si potrebbe riconoscere all’anziana PAC è di aver comunque fatto nascere la consapevolezza della necessità di sostegno a tutto un settore cruciale dell’economia e di avere imposto una visione più larga degli interessi europei, che spinga a superare i nazionalismi, a fronte della competizione con mercati più vasti ed influenti come quello americano o più recentemente cinese. 

transizione ecologica

Transizione ecologica

Negli ultimi anni, la programmazione settennale dei fondi UE per la PAC post 2020 ha offerto l’occasione per un ripensamento degli indirizzi dell’UE in linea con gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile in materia di cambiamento climatico, biodiversità e giustizia globale secondo quanto definito dall’Agenda ONU 2030. La PAC non era concepita per raggiungere con efficacia questi obiettivi ed ora senza una radicale riforma da concepirsi come strumento di transizione ecologica dei metodi di allevamento e delle pratiche agricole – e non di mera erogazione di danaro – l’UE non potrà rispettare questi suoi impegni.

Molti, tra cui il gruppo di associazioni di “Cambiamo Agricoltura”, hanno salutato con favore e sollievo questa sterzata verso la protezione dell’ambiente e del clima, la conservazione della biodiversità, il miglioramento del benessere degli animali e la promozione delle piccole imprese. Il quotidiano “la Repubblica” scrive: “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della transizione ecologica. Da qualche mese queste due parole hanno iniziato a frequentare in tandem la nostra quotidianità. Il “Green Deal” europeo le ha introdotte tra le priorità del piano di sviluppo Ue per i prossimi anni, e in Italia abbiamo dedicato loro addirittura un ministero nuovo di zecca. Come a dire che la strada per uscire dal pantano di un modello di sviluppo soffocante e distruttivo è stata finalmente trovata”. Resta – e non è poco – non solo seguire le indicazioni verso la giusta strada ma camminare e andare avanti, traducendo in pratiche e comportamenti quei principi così faticosamente acquisiti.

 

Fonti:

Slowfood CS “Pac-il-mipaaf-annuncia-lavvio-della-redazione-del-piano-strategico-nazionale-post-2022”            

ec.europa.eu/info/food-farming-fisheries/key-policies/common-agricultural-policy/cap-glance_it

f2f_action-plan_2020_strategy-info.pdf

 f2f_sam_sum_sustainable-food-systems.pdf 

“Atlante della PAC 2019” di Cambiamo Agricoltura, una coalizione nata dal 2017 nell’ambito della società civile come gruppo di pressione per indirizzare la riforma della PAC verso la tutela di tutti gli agricoltori, dei cittadini-consumatori e dell’ambiente. Sostenuta da oltre 70 sigle, comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, del biologico italiane e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia) ed è inoltre supportata dal contributo della Fondazione Cariplo.      

Francesca Vantaggiato “La PAC. Origini, evoluzione e prospettive dell’agricoltura” archivio Parma Economica 2010  

Carlo Petrini “Transizione ecologica, non bastano due parole. Dobbiamo cambiare il modo in cui noi esseri umani abitiamo il pianeta. E per farlo serve consapevolezza”, La Repubblica 04/11/2021

Federico M. Butera “Affrontare la complessità-Per governare la transizione ecologica”, Edizioni Ambiente,2021

Simona Savini “PNRR, subito una transizione ecologica delle pratiche agricole” Greenpeace Italia, 16/04/2021

Redazione Buone Notizie “Symbola: l’economia circolare, le energie rinnovabili e l’agricoltura sostenibile tra i record italiani. Un pezzo di Paese impegnato nella transizione ecologica: economia a misura d’uomo”, Corriere della Sera 18/04/2021 https://www.corriere.it/buone-notizie/cards/symbola-l-economia-circolare-energie-rinnovabili-l-agricoltura-sostenibile-record-italiani/agricoltura-italiana-leader-europa-sostenibilita.shtml

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