Alfredo alla Scrofa
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Due rioni e una piazzetta, fra passato, presente e futuro

a cura di Lia D'Angiolino
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Con il bel dehor che ha riqualificato lo slargo davanti al ristorante, Alfredo alla Scrofa, casa storica delle famose fettuccine, contribuisce ancora una volta a mantenere viva l’atmosfera del Rione. Per sentirsi nel cuore autentico della Capitale, gustando all’aria aperta il menu super prelibato, in un incontro riuscitissimo fra passato, presente e futuro. Nei piatti, e non solo…

C’è una nuova piazza a Roma. Non nel senso geografico, ma nello spirito e nella pratica. È Piazzetta Alfredo, come è stato familiarmente ribattezzato il largo che si apre su via della Scrofa quando incrocia vicolo della Campana. Il nome viene da Alfredo alla Scrofa, lo storico ristorante affacciato sulla piazzetta e artefice di questa riqualificazione, che dona nuove vitalità e bellezza allo spazio urbano e sociale circostante. Perché questo locale, famoso in Italia e nel mondo per le “mitiche” fettuccine Alfredo, è storico non solo perché esiste fin dal 1914, ma anche in quanto profondamente radicato nel quartiere in cui si trova, nel cuore della Capitale, ricchissimo appunto di storia (e storie), arte, vita, tradizioni. Ma cominciamo dall’inizio questo “tour delle fettuccine Alfredo”.

Alfredo alla Scrofa
L'ingresso del ristorante. In apertura, uno scorcio del dehor in Piazzetta Alfredo

Il regno delle fettuccine (e non solo)

La storia di Alfredo alla Scrofa inizia nel 1914, quando Alfredo di Lelio rileva l’antica Osteria di Vino e Cucina e inizia la sua avventura gastronomica, che vede nascere le fettuccine conosciute in tutto il mondo. Volendo infatti nutrire con una pietanza sostanziosa la moglie debilitata dal parto, Alfredo crea questo piatto semplice ma speciale, con pasta fresca all’uovo, burro e parmigiano, e lo propone poi con successo agli avventori. La sua bontà conquista due leggendarie star hollywoodiane degli anni Venti, in luna di miele a Roma: Douglas Fairbanks e Mary Pickford, tanto che i due regalano ad Alfredo una coppia di posate d’oro con i loro nomi e, tornati a casa, consigliano il ristorante a tutto il jet-set americano. La Seconda Guerra mondiale porta tempi duri ma anche una svolta epocale per il locale, quando i due camerieri di Alfredo, Giuseppe Mozzetti e Ubaldo Salvatori, lo rilevano nel maggio del 1943, mentre i bombardamenti colpiscono la città. I due nuovi proprietari riescono a traghettare l’attività oltre il conflitto e la portano a vivere i tempi gloriosi degli anni Cinquanta e Sessanta: le più grandi celebrità italiane e straniere diventano assidue frequentatrici e i tavoli vedono affollarsi attori, registi, musicisti, politici e tanti altri vip. Uno dei piaceri unici di sedersi al ristorante, infatti, è divertirsi a osservare le foto che ricoprono le pareti e riconoscere i grandi personaggi del passato immortalati davanti ai loro piatti con espressioni rilassate, divertite e golose. Ma anche incontrare celebrities del presente, visto che tuttora sono tanti i nomi famosi tra i clienti affezionati. E c’è un perché: in oltre 100 anni di vita, Alfredo alla Scrofa ha continuato a tenere alta la bandiera della cucina italiana, con il suo piatto iconico in primis, ma non solo, grazie a una cura sempre attenta per la qualità degli ingredienti, per la proposta culinaria di alto livello e per l’ambiente accogliente, familiare e raffinato allo stesso tempo.

Ieri, oggi e domani

Oggi, gli eredi dei proprietari proseguono la storia illustre del ristorante, custodendo il prezioso bagaglio di conoscenze e prestigio del passato, ma anche proiettandosi verso il futuro, con amore ed entusiasmo inesauribili, contagiosi quando ti raccontano le vicende di ieri e i progetti a venire, con gli occhi accesi dalla luce della passione per il loro lavoro. Una crescita che ha portato alla creazione di Piazzetta Alfredo, recuperando lo spazio davanti al locale, fino ad allora lasciato all’abbandono e rinato a nuova vita con un dehor piacevolissimo, curato e consono al contesto. Qui, nella bella stagione, si possono gustare gli ottimi piatti godendo del piacevole clima romano e dell’atmosfera suggestiva del Rione. E a proposito dei piatti, non si possono non spendere alcune parole per le “mitiche” fettuccine Alfredo, il piatto italiano più conosciuto, imitato, amato nel mondo. Sono soltanto delle fettuccine burro e parmigiano, potrebbe dire qualcuno. Qualcuno che non le ha assaggiate, evidentemente. Perché la sfoglia della pasta, preparata con perizia fino a uno spessore sottilissimo, il burro e il Parmigiano di primissima qualità, dosati in un equilibrio delicato e perfetto, e la mantecatura finale, vero tocco magico della ricetta, effettuata al tavolo, con un gesto ritmato ed esperto che risulta ipnotico e dona una cremosità legante al tutto, rendono le fettuccine Alfredo speciali e irresistibili come sono: saporite, delicate, profumate, avvolgenti, in una parola, ottime. L’offerta culinaria del ristorante, però, offre anche molto altro, e  si sta ulteriormente arricchendo in un percorso di crescita continua. Il menu si rinnova a ogni stagione, con piatti che riprendono la tradizione romana, ma anche interpretandola in maniera innovativa e proponendo nuovi sapori, al passo con l’alta cucina contemporanea, andando a posizionarsi ancor più saldamente nella fascia top della ristorazione capitolina (sulle proposte gastronomiche, non perdete il nostro articolo dedicato al menu di primavera.

Ma non finisce qui, perché la proprietà ha in serbo tanti progetti, spazi da recuperare, iniziative in Italia e all’estero, collaborazioni fruttuose e creative. Come quella con la bottega d’arte Mortet, altra attività storica del Rione, che ha già intrecciato il suo percorso con quello del ristorante. Portata avanti dal vulcanico Dante Mortet, insieme al padre Aurelio e al fratello Andrea (ma anche il giovane figlio Lorenzo si sta affacciando al mestiere di famiglia), la bottega si trova nel cortile del bel palazzo a via dei Portoghesi 18, dove approdò nel 1946, dopo altre sedi a Roma, Firenze e in Francia, di cui la famiglia è originaria. Entrando nel laboratorio, sembra di varcare una soglia spazio-temporale, per l’atmosfera da bottega rinascimentale: ripiani e scaffali pieni di strumenti segnati dall’uso, opere nei più svariati metalli, dimensioni e forme, pezzi d’arte, medaglie, sculture, complementi d’arredo e per la tavola. Una fucina di talento, che grazie alle eccellenti doti di cesellatore di nonno Dante e poi dei suoi figli, Aurelio e Armando, cresce negli anni e arriva a commissioni sempre più importanti, creando opere straordinarie per sovrani, papi, presidenti e capi di stato. Una vicenda lunga e affascinante, raccontata in mille aneddoti incredibili da Dante, che snocciola nomi famosi (da Zeffirelli a Che Guevara, da papa Woityla a Eduardo de Filippo) ed esperienze mirabolanti con la nonchalance di chi fin da bambino è vissuto dentro un pezzo di storia. Del resto, in queste strade si sono mossi artisti geniali, come Canova, Vanvitelli, Caravaggio, e la famiglia Mortet porta avanti un’idea di artigianato artistico come pratica di importanza sociale e culturale, espressione e parte di una comunità, che affonda le sue radici nelle grande tradizione italiana, ma puntando a tramandare alle nuove leve questo prezioso bagaglio, che non deve andare perso. Per questo, si sono sempre dedicati all’insegnamento, in Italia e all’estero, in particolare in Sudamerica, dove sono molto apprezzati (in Messico, ad esempio, c’è uno stadio intitolato al nonno Dante Mortet):  “Siamo un seme prezioso in una terra generosa”, dice Dante, esprimendo perfettamente il concetto. Nel porsi tra passato e presente, nel proiettarsi verso il futuro, nel sentirsi parte del contesto dove operano, sono accomunati alla filosofia di Alfredo alla Scrofa. E infatti, proprio la bottega Mortet negli anni Cinquanta, quando il ristorante deve rifare la posateria, ha l’incarico di realizzarla. Adesso, le due proprietà hanno ricominciato a collaborare, in vista di nuove creazioni insieme. Come prima cosa, è nata la scultura nell’ambito di Mani artigiane, il progetto con cui Dante immortala in gesti rappresentativi le mani che producono. Ce ne mostra alcune: le prime realizzate, quelle di Morricone, e poi quelle di Scorsese, De Niro, Tarantino, Pelè. E ora quelle di Mario Mozzetti, uno dei titolari del ristorante e mantecatore doc, riprodotte proprio nel gesto della mantecatura. Un gesto che crea, un fare concreto, legato a un’attività commerciale, ma anche un regalare un’esperienza, legata alla forte identità culturale e territoriale.

Così Alfredo alla Scrofa diventa genius loci di questo pezzo tanto importante della città, portavoce di una romanità fatta di dinamicità, voglia di andare avanti, crescere, creare continuità nel tempo, consapevoli di essere eredi del portato enorme e unico che un Paese come il nostro può trasmettere di generazione in generazione: quel mix di cultura e artigianalità, autenticità e raffinatezza, impegno nel lavoro quotidiano e capacità di creare e godere dei piaceri della vita, che siano i sapori della cucina o le opere artistiche. Custodendo e valorizzando quanto è stato ricevuto dal passato, ma aggiornandosi e proiettandosi verso un domani sempre più arricchito di esperienze, know-how e vivibilità tutti italiani.

Una strada che fa storia

Ma veniamo adesso al contesto in cui l’attività del ristorante si è sviluppata, integrandosi nel territorio e contribuendo a sua volta ad arricchirlo. Via della Scrofa, tra Rione Campo Marzio e Rione Sant’Eustachio, è una strada lunga e antichissima, il cui primo tracciato risale al 29 a.C., all’epoca della costruzione del Mausoleo di Augusto. Il suo nome curioso sembra derivare da una locanda che vi si trovava nel Quattrocento, da cui tutto l’isolato era chiamato “la Scrofa” e quindi non verrebbe dalla Fontana della Scrofa, creata invece dopo la diffusione dell’appellativo. Oggi, la fontana originaria non esiste più, ma è curioso ritrovarne le tracce lungo la via: il bassorilievo marmoreo raffigurante proprio una scrofa (parte di un gruppo scultoreo più grande) è ancora incastonato nel Convento degli Agostiniani, di fronte al civico 37. Nel 1580 papa Gregorio XIII volle che fosse trasformato in fontanella, aggiungendo una piccola vasca, con l’acqua che usciva dalla bocca dell’animale. Un’iscrizione recita: “In questo luogo era collocata la fontana spostata sull’angolo di via dei Portoghesi nell’anno 1874”. Quando infatti il Convento divenne la sede del Ministero della Marina del Regno d’Italia (oggi ospita l’Avvocatura Generale dello Stato), il traffico aumentò tanto da richiedere lo spostamento della fontana. Così la vaschetta fu rimossa e murata sullo stesso palazzo, sul vicino angolo con via dei Portoghesi, dove si trova tuttora, delimitata da tre colonnine unite da due sbarre di ferro. Lungo la strada si susseguono bellissimi palazzi d’epoca ed è un piacere passeggiare ammirando facciate, cortili, portoni. Vale la pena in particolare fare una sosta alla sede imponente del Collegio Germanico Ungarico, al civico 70: varcato l’ingresso, decorato con colonne e un mascherone, entrate nell’atrio e affacciatevi sul cortile per ammirare l’incantevole fontana a edicola del tardo Seicento. Ha una grande vasca di marmo bianco, decorata con rocce e piante, su cui poggiano due statue di tritoni che versano l’acqua, mentre reggono una coppa sormontata da un drago ad ali spiegate (emblema di papa Gregorio XIII). Il tutto incorniciato in un arco con lo sfondo affrescato che raffigura un ameno paesaggio con piante, un cielo azzurro e qualche nuvoletta. Un’altra piccola chicca è il tabernacolo sacro nell’atrio, la Madonnella in preghiera che in passato si trovava sulla facciata. Infine, alzate lo sguardo al civico 117, dove troneggia palazzo Aragona Gonzaga, unito nel tempo a palazzo Soderini, con il quale costituisce oggi un corpo unico. Costruito a metà Cinquecento da Giambattista Aragona e venduto nel 1587 al principe Scipione Gonzaga, ha subito molte trasformazioni nei secoli e oggi sfodera un bell’aspetto decorato ed elegante, con due lapidi che ricordano i soggiorni del poeta Torquato Tasso e del santo gesuita Luigi Gonzaga, prestigiosi ospiti del principe. Peccato che ai loro tempi non abbiano potuto assaggiare le fettuccine Alfredo, avrebbero sicuramente apprezzato…

 

ALFREDO ALLA SCROFA

Via della Scrofa 104a
tel. 06 68 80 61 63
www.alfredoallascrofa.com

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